Santità
Giorgia Spurio
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Fuoco che nella gola
acceca la voce.
Fuoco che non brucia,
fuoco che avvolge e divora.
Fuoco che nella mente,
miccia incandescente, come brillanti
su di un abito la notte.
Mangerai, all’alba
i ricordi dell’incubo,
e pregherai che del giorno
l’aria incontaminata, abbia
della primavera l’esperienza
che l’inverno semina e rabbia
rapisce.
Gelo che nell’insicurezza la spoglia
tacca la beltà.
Gelo che brulla pelle,
disadorna di ghiaccio e diademi.
Mangerai, all’aurora
dal becco dei passeri sui rami, la calamita
dei cieli, la ferrea escandescenza
dei versi, che il parroco
tra i ciottoli e i salmi,
fino alla zappa, s’incammina per i viali.
Sai che terra
accoglie dei contadini, uomini
le bestemmie, imperfezione
delle sofferenze.
Sai che di neve
hanno gli occhi, bambini
le innocenze, imperfezione
di Uomini.
Santità,
che grembo ha la donna, fanciulla ancora
le fedi, imperfezione
degli eremiti la benedizione,
ed è latte
dai boschi il miracolo.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (1)
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Splendido Leotta Michele14 ottobre 2014
affascinante design in metamorfosi composta e lineare su eventi d'attributi affini ed elisi sui livelli che basano esiti sugli esercizi predominanti d'ogni componimento esistente o innescato che s'imprime sulle emozioni di vita edotti... grandiosa e meravigliosa poesia...è.stupenda

