Le ombre delle piramidi
Giorgia Spurio
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Latte a pezzi,
piramidi d’occhi e ossa,
nuda di foglia e d’acqua.
Il cielo è sulle schiene,
e noi ci sentiamo affogare in questo vento,
lo amiamo e ci ruba,
lo odiamo e ci strappa – di tutto –
nudi rimaniamo, ancora,
come angeli senza ali,
- nascoste – invisibili anime
tra il fango.
Dimmi quanto di nuovo
sarà pieno questo fiume,
dimmi quando questo mare,
quando deciderà di riportarci
alla vita vera,
quando la linea della terra
quasi alzerà le mani
e si scorderà delle case
per tornare tra le braccia del sole.
Dimmi quanta paura hai,
dimmela tu che non parli,
hai una pala e porti via i dispiaceri,
in mezzo ci sono anche frammenti,
non so se memorie, ma orecchie mozzate
di orsacchiotti e peluche.
Perché ho un brivido...
E picchiano duro sulle pelli dei dannati,
li sento piangere nella mente,
li sento piangere sulla pelle,
li sento piangere...
e io non posso urlare...
ti prego dammi solo un foglio,
per scrivere di tutti la paura
di questo mondo
così padre e così autoritario,
così amico e così geloso,
così solo e così rabbioso.
- Che il torrente,
vortice di forze e timori,
non mi porti giù...
Oz, che non è mensola tra le immaginazioni,
né di pupazzi né di bambole né di... orrori,
dove si perdono le scarpette d’argento,
dove si mozza il fiato tra il collo e il mento,
dove si tappa il respiro,
dove ovatta comprime d’oceano
nell’occhio dei cicloni.-
Non guardare, sotto,
la vertigine dissocia i suoni dai colori,
e il latte sembra a pezzi di pioggia
una tazza bianca, terracotta,
che precipita sulle auto accatastate,
sui rottami delle rughe sulle fronti.
E alla linea, laggiù,
dove blu sembra di un verde che spegne il giorno,
consumati, alti, imponenti,
ancora quei gradoni... ombre da salire,
ombre da superare,
delle piramidi d’ossa
e d’occhi.
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Giorgia Spurio
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