Promesse
Giorgia Spurio
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Perché i fiori
si chiudono
come ombre che temono la luna.
Perché i rami, sembrano falangi
di un autunno che teme
di esser partorito.
Si nascondono come luci, tra le siepi,
senza abiti, senza dubbi né pensieri,
ma sbattono le ali, minuscole, fine,
di velina quasi appaiono.
Perché non parlano le nuvole,
non possono dare la loro testimonianza,
non possono piangere le morti delle figlie del cielo,
altrimenti di condanna saranno appagate,
madri di stagioni dimesse,
di colline dai colori di un rosso trascurato,
inflitto, da un immacolato pianto di tuoni
e di cipressi inclinati, e di noci
flebili presenze dismesse.
Punta di passi, come correnti
calde tra le braccia del nord e dei venti,
orme che l’acqua lascia la polvere sul lago,
un percorso di falene in ritiro tra gli squarci
di mezza luna calante, e di
notte d’arancio tagliata a spicchio,
d’albe ancora scure,
tenaci, tenui e dure, come le carezze fredde
delle regine delle paludi,
tra un sorriso sciolto fra muschi
ed alghe e dita – il sogno – d’opache livree.
E... di un mucchio di promesse,
l’invisibile evanescenza
è indelebile alla fine della golena.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (1)
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Elle L19 ottobre 2014
tenaci, tenui e dure, come le carezze fredde delle regine delle paludi, tra un sorriso sciolto fra muschi ed alghe e dita – il sogno – d’opache livree. promesse... mai per essere infrante, indelebili lì sul limite, pronte a farsi sommergere ma anche riemergere quando c'è bisogno che la presenza non sia evanescenza, ma "valore"...

