L’abitudine
Prigionieri,
custodi ingenui di una sacralità illusoria
costretti in vicoli sbarrati
ordinati con ironica maestria
da riti che sono parole vane
da officianti già carne rafferma
artefatta materia
d’incompiuti spasmi della mente
segregati in antri oscuri
l’aria dispensata per volere di tiranni
complici un tempo nei flussi del piacere
e ogni speranza un’illusione
ogni progetto causa di risa
ogni palpito, movimento vano
perché la reclusione è ferrea
mentre il ricordo della libertà,
ormai smarrito tra dinieghi
omaggio alla menzogna,
barattato per una manciata di tepore
sotto un sole tropicale
o per un lampo di divina onnipotenza
e la carne,
non più sorretta dalle nostre ossa
e il nostro sangue
ormai linfa d’altri pensieri
a girovagare smarriti in altre menti
noi, che vorremmo possedere
siam posseduti
mentre un ghigno irriverente sale
ed è soltanto l’alba...
la nostra prigionia, un’abitudine.
©
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