L’ultima speranza affievolita

Scrivere è per me VIVERE, non posso farne a meno. La scrittura per me non è terapia e nemmeno una forma di evasione. È qualcosa di più, scrivendo cerco di fare la conoscenza con me stessa. Penso che la poesia sia come un fiore. Il fiore ha bisogno d’ acqua e la poesia di stimoli, di lettura, di confronti... Non si fini
Commenti (20)
Ancora una volta il pensiero è rivolto ai diseredati a cui la sorte ha riservato soltanto umiliazioni e perdita della dignità. L'indifferenza ferisce e umilia ancor di più i tanti, troppi sfortunati e basterebbe un briciolo di solidarietà per regalare un po' di calore e comprensione. Barricato nell'egoismo l'uomo diventa il nemico del proprio fratello e le istituzioni sono latitanti riguardo al problema dell'accattonaggio, piaga di molte città. Apprezzati tantissimo i versi dell'autrice che sensibilizzano in modo incisivo l'anima.
Quella dei Barboni è una triste storia... molti di essi lo fanno per scelta ma, dietro ogni maturata volontà c'è sempre un motivo spesso molto doloroso e sofferto. Chi decide la via nel margine della vita ha diritto anch'esso alle comodità della natura, perché essa è di tutti, che può offrire comodi giacigli se solo l'uomo avesse la carità di rendere giustizia anche a quei luoghi che sembrano infelici... da poco ho sentito di un ex barbone che si adopera in primo persona a tendere una mano... ha acquistato tende che distribuisce la sera un sonno al caldo e ritira la mattina. Quindi se si vuole si può aiutare i barboni, nel pieno rispetto delle loro scelte e idee, come esseri umani quali sono.
La vita irruenta dei barboni nell'abbandono del mondo, s'avvede una coltre nera, ma tenue la vita ristora, bella visone dell'abbandono dell'uomo
Per tutte queste persone ai margini della società e delle strade il pane più amaro è proprio l'indifferenza della gente, che a volte si trasforma in odio, in attesa che qualcosa cambi, in attesa di quella speranza che sempre più si affievolisce. Nella parole struggenti della brava Autrice mi par di sentire l'eco accorata ed intensa di Papa Francesco, che ha invitato tutti ad uscire dal proprio ghetto per andare e soccorrere le periferie delle nostre città e paesi. Lirica di alto contenuto sociale e colma d'amore per i più diseredati.
Questa nebbia opprimente che scivola dall'alto e mi raggiunge pare che pianga tutti i miei ricordi... bellissima strofa che ci induce a pensare quanto la comunione col creato sia un argomento che non sembra più riguardare l'essere umano. Invece il cielo e il mondo sembrano piangere quando percepiscono tanta sofferenza. Una sofferenza che si percepisce in quei corpi piegati dall'esistenza e da troppo poco amore.
una dedica commovente profonda e sentita che apprezzo e condivido... anime in pena che non trovan pace in un mondo che li aliena e allontana sempre più dalla vita...
Sul capo di queste persone scende sempre la nebbia anche quando splende il sole. Sono barboni, non per scelta ma il destino li ha portati a vivere ai bordi della società, talvolta ignorati e calpestati. Vivono nella totale indifferenza. Credo che se interrogati, avrebbero tante cose da insegnarci. Versi che mi hanno emozionato. Una chiusa da incorniciare.
Sensibile poetessa che pone in primo piano quella mano del mendicante dei nostri giorni sulla quale a volte si posa il sole della comprensione altre diviene sfocata dalla nebbia che la nosconde nel silenzio di noncuranti passanti.
la cultura della ignoranza porta anche a non capire, l'umanità intera soffre per queste disuguaglianze, una piaga sociale che mortifica e ci rende sempre più poveri
L'autrice sa parlare al cuore sociale... nel suo itinerario il disperso d'anima riesce a vivere ... Poche cose e un cuore . Bellissima
L'emozione per chi legge resta fino all'ultimo verso, un sociale che tocca nel profondo. Persone con una condizione economica in sofferenza esclusi quasi dalla vita, dai tempi, e dall'indifferenza. Un tozzo di pane amaro per loro in una speranza ormai spenta. Notevole poesia.
Un cielo di stelle è il tetto di questi ultimi della terra, come li definisce l'autrice di questa lirica pregna di preoccupazione, vede affievolita la speranza della soluzione dei problemi sociali dei senza tetto. Non vede il sole ma solo un cielo grigio, nuvole e nebbia, sembra che l'abisso della miseria diventi sempre più profondo. Amara constatazione di chi ha un cuore sensibile ai disagi della vita dei più disgraziati. Purtroppo si resta impotenti, amareggiati o indifferenti al dilagare della miseria umana!
In una società malata di apparenza e di protagonismo 'forzato' le anime più indifese, fragili e sensibili rischiano spesso l'invisibilità e l'esclusione, l'emarginazione e l'abbandono nel sottobosco dell'indifferenza e della solitudine... una 'morte' civile che come ben sottolinea l'autrice annega sogni e ricordi, soffoca ogni respiro e desiderio nel buio pesto di un cielo senza prospettiva e senza fondo ... versi stilisticamente ben curati, efficaci e profondi nel descrivere l'intima sofferenza di questa condizione sociale
L'alta tensione etica dell'Autrice è arcinota, come è conosciutissima la sua impareggiabile capacità di toccare le più alte vette della poesia trattando temi cosi complessi, delicati, coinvolgenti. E questa poesia conferma tutto quello che sappiamo di questo poeta che non finisce mai di stupirci. Con questa lirica coinvolge il lettore nella questione degli ultimi, degli emarginati, degli abitanti di quelle periferie che stanno tanto a cuore a papa Francesco. Versi veri, autentici che alzano il velo sul cinismo, l'ipocrisia, l'indifferenza di noi uomini verso chi soffre e vive sotto un cielo di stelle. Che dire? Nulla, sperare soltanto che ci possa essere un tempo ed un luogo quando e dove gli ultimi saranno veramente primi! Coplimenti Sara!
prima e ultima strofa... bellissime... mi hai colpita ...plauso a te
Essere rifiutati dal mondo è una condizione inaccettabile per vivere. Interessa oggi non solo gli emarginati di sempre, barboni o immigrati senza meta, ma purtroppo con canoni diversi l'intera società, sotto la parvenza di una ben recitata commedia in cui siamo tutti guitti di mestiere. chi non ha fame d'amore e chi sente di poter contare DAVVERO sulle persone su cuin sperava di fare incondizionato affidamento? .Sono pochi i fortunati in questo mondo dominato dall'egoismo e dall'ipocrisia. e i versi - splendidi e veritieri -dell'autrice credo che contemplino le molte periferie esistenziali, per usare un termine caro al nostro Pontefice
Invisibili corpi piangono miseria sotto sguardi indiscreti di una società. Parliamo tanto di progresso ma a quanto pare la stolta ricchezza non può distrarsi dalle agiatezze per guardare la povera gente, sparsa come oggetti su marciapiedi di metropoli in compagnia della speranza. Quanti diritti umani vengono violati su questo mondo d'altrui indifferenza che aldilà dei condannati è sommersa dallo spreco. Bisogna provare vergogna per cambiare ed immaginare che ogni pezzo di pane buttato tra i rifiuti è l'amarezza di chi ha lo stomaco vuoto. Sposo in pieno questa bellissima lirica sul cammino della speranza.
Versi coinvolgenti a descrivere una condizione sociale di emarginazione e povertà. In tali condizioni si sopravvive quotidianamente ad una condizione di buio più totale, dove anche l'ultima speranza di trovare quel raggio di sole che illumini e riscaldi l'esistenza svanisce nell'indifferenza dei più. Riflessione molto sentita.
spesso la brava autrice dedica le sue liriche a gli emarginati a colori che appartengono ad un popolo invisibile... questo le fa onore sempre brava ...versi sentiti e condivisi un inchino a questa bella poesia...
E' molto triste ma la nostra società è alienante e tende ad emarginare chi è in difficoltà e spesso si passa indifferenti dinanzi ai senza tetto o a chiunque altro possa interrogare le nostre coscienze. Non aggiungo altro, tutto è stato già detto da chi mi ha preceduto. Lirica interessante che come sempre intende stimolare alla riflessione.




















