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Donne 25 ottobre 2014 · lettura 2 min · 2503 letture

Serenade to a cuckoo

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Michele D 10 poesie pubblicate
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Nate dalle serate stravaganti di un Dio errante lungo i confini dell’indulgenza, da polvere dorata offerta con insolita magnificenza, da sortilegi smisurati. Forse, solo per esaltarne quella perfetta asimmetria, l’ignobile presenza che si proietta a fendere i misteri, così, come un giavellotto che s’inarca nel creato, per immergersi tra gli arbusti d’erica e d’ortica... Eh sì! D’erica e d’ortica, che gli elargiscono quella gaiezza del dolore, l’ineludibile rossore, per poi immergersi tra poderosi flutti di marine che ne levigano leggiadre forme a insaporirne la fragranza con petali di rosa condotte da un vento gelido e pietoso, e fuoriuscirne eretto, quale testimone di verità nascoste... che attirano il venefico morso del serpente ad imprimerne dolcezza e maleficio. Nate rigide, sinuose, a prima vista impenetranti al penetrare. Oasi di candore, fortilizi disadorni, divinamente vellutate e austere. Percorsi che divaricanti, seguono itinerari erranti, nella ricerca di una sazietà che è ancora ignota, ma che divinamente è già stata svelata ancor prima del suo apparire... Ancor prima del suo apparire. Ed è una stella remota che ne traccia il percorso, ed è una pulsazione che ne implora l’armonia, ed è il mutare delle stagioni che ne rinnova il desiderio di sacralità svelata, di vita generata, di sogno materializzato, di desiderio urlato, di limite invalicato, fino al suo superamento, che è dolce e infinito... E ciò che era pietra dura e preziosa, diamante inscalfibile e inscalfito, riflesso di rubino, è trine di velluto lungo cui si adagia il simulacro dell’incoscienza ad offrire gocce di veleno che Dio, o Chi per Esso, vollero tradurre in flussi di Grazia, e dalla Grazia in Vita, affinché all’alba fosse ancora Amore, o una sua labile parvenza.
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