Oltre me stesso

Sento l'inutile tarlo, del giorno che scompare
le attese, senza un nome
forma o corpo per morire
è qui che muto,
il mio sasso bianco parla del suo fiume
dei suoi sogni nella nebbia,
di un tempo tiepido, vicino
mio viaggio silenzioso nella mente,
solo mare.
E afferro ciecamente
i pochi attimi di luce,
rosso che fugge, oltre le colline
mi abbandona,
come i pensieri
che come ali,
si perdono
nel cielo...
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Commenti (2)
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Selene Rossi26 ottobre 2014
Quando in silenzio si contempla il nostro essere, la nostra profondità, la nostra Anima, se ne esce sempre arricchiti. A volte una parte di noi muore perché non fa più parte del nostro cuore, forse quel momento è doloroso, ma precede solo una rinascita che ci rende più consapevoli, più ricchi. Versi molto profondi e intensi che condivido pienamente. Bellissimo l'accompagnamento musicale. Complimenti!
Alberto De Matteis26 ottobre 2014
Leggere nell'intimo della nostra anima è come scoprire dei segreti prima sconosciuti e olto spesso serve per poterci migliorare. Una bella riflessione.

