Oltre, me

Che cos’è questo silenzio sfilacciato che riempie il buco che mi batte nel petto
Attendo un suono che come goccia di pioggia assorba l’arsura devota dei miei pensieri
Vado
Ritorno
nel buio che conosco
Striscio invisibile tra tutte quelle case che con occhi gialli sanno ma tacciono
Io sono la loro vergogna
Il margine invalicabile
Del loro sentire
Del loro guardare
Affilo le mie orme scure in quel cono di luna che mi rifugge
Non sono io figlio di questo cielo?
Non ho freddo, fame e anche sete come chi mi sfiora?
E’ forse un io senza nome il mio?
E’ tardi ora
Mi tocca andare
Attraversare la solitudine altrui e non bagnarmi le scarpe
©
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L'autore
Giomiri
Scrivendo lascio piccole tracce affinché io possa comprendermi e gli altri sappiano meglio interpretare i miei silenzi... Scrivere mi regala serenità, mi riconcilia con il mondo.
Commenti (1)
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M
Mariasilvia2 novembre 2014
Vi si legge un forte sentire e una profonda sofferenza che tacita scorre nel torrente della vita. Il cuore vola lontano... attende un suono che come goccia di pioggia assorba l'arsura devota dei pensieri. E' tardi ... mi tocca andare... Vibrano i versi nelle scelte parole. Apprezzata moltissimo! Intenso poetare!
