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Impressioni 28 ottobre 2014 · lettura 4 min · 1339 letture

Ottobre

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Alfin l’arsa campagna in ansie muore, e ‘l ciel presto s’oscura, e giacciono ai carpin della radura le foglie, e un fiore nel vèspero si gela, e l’aura oscura nel tristo tenebrore un freddo vento irrora, e ‘l truce umore della Natura la bianca brina stilla, e ‘l cacciatore dal bosco e dall’altura la vittima ne porta e in bieca cura, e in fier dolore; e tra’i nembi ‘l grigiore dell’autunno si mostra e i campi inghiotte tra l’albe brume orrende e l’orba Notte. Allor la strige canta, e al pioppo nero che ‘l fogliame ne piagne in duol ferino infreddolito un lupo or geme altèro, e al muto pino, e ‘l salce a un fonte giace, e ignudo e chino tra’i rami ne ricopre e in reo mistero un funesto recinto, e un cardellino, e un cimitero, e l’orizzonte è un scialbo e smorto cero, e pallido si tace e un lumicino da un sepolcro s’irrora, e ‘l spettro fiero grida; e al Destino sen va de’i morti - e in fino - cadaverica e cupa e l’orba Luna nel nembo ch’è una bara ombrosa e bruna. Quest’è dunque l’istante or della sera, e ‘l sacro bronzo geme, e ‘l vento dell’autunno in posse ‘l teme, e la preghiera dalla pieve risòna e l’alta speme nella divina sfera all’ara e santa e ligia e pia s’incera, e a’ salmi insieme del fedele ‘l desiro or forse avvera, e una membranza freme e in pianto e in lagne e in grida e dolce preme la diurna fiera; e nella Notte nera e nel notturno volto e insano e immenso dalla chiesa s’espande un fior d’incenso. Frattanto ogni ansia foglia impallidisce, e ‘l pioppo è falbo e cupo, e ‘l tiglio ha fame, e l’acero gemendo or s’appassisce e l’alte fronde tinge in fioco rame, e quest’ottobre insano già finisce, e novembre sen viene e ‘l reo fogliame col pianto de’i defunti ne colpisce, delle vedove e meste e inquiete dame. Allora io qui ne gemo, e i campi ammiro, e l’arsa paglia fresca, e gli arboscelli ignudi della pesca, e ne sospiro, e pe’i boschi m’aggiro, e ne contemplo la desolazione, melanconicamente ‘l fosco cielo, e del morente melo le fronde prone, e in un recordo dolce ancor ne giro, un volto che m’adesca, la sorridente fronte che donnesca or m’è martiro, e nel meschin respiro questo mio core va in palpitazione, ed ella fia l’Estate, e un caldo velo, e m’ispira nel gelo una canzone. Ma quest’ottobre oscuro è tanto forte che dal labbro mi toglie ‘l gaudio ameno, e come in mar crudele e all’onde assorte quest’allegria del core or mi vien meno, e quivi ormai n’affogo, e sento Morte nel cupo firmamento, un bieco seno; e l’autunno è veleno, e nel suo vel ne trovo un Sentimento, indefinito e arcano, e un turbamento, e all’appassito fieno, e a’ smorti tigli e agli orni e a’ campi in pire ne vò parlar ma ignoro or cosa dire, e al tramonto mi sveno, un desio mi serpeggia in mezzo al core, forse paüra insana, o forse Amore... E tu... e tu, oh dolce fiore! Or nell’autunno pasco la tua assenza... nell’orizzonte un senso or d’impotenza, e ora m’è ‘l labbro muto, e quel che dir non riesco, ‘l dica ‘l liuto!
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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