Io duce!

Mi affaccio sul veron di questa casa,
nucleo che partorì cotanto duce;
celiando, impulso a simuar mi spinge:
torace gonfio, e la mascella sporta!
Pur sollevare l'arto in su mi tenta,
di un'epoca scenario a completare:
e non del tutto abietto fia il saluto,
sì bello a lungo in uso tra i Romani.
Nessuno quel ch'è stato mai ripeta!
Orrendo, indegno, mai ritorni eguale.
Rispunta ancor matrice, or vaccinati,
ma a pochi, ancor come ideal risuona.
Di Storia la condanna è stata netta,
ma è stato positivo in qualche ramo...
Se tutto poi, ancor fece cilecca,
da libertà mai si dovrà deviare!
Tortuosa ma non dubbia strada eletta,
semmai da render netta ed adeguare;
su noi il fiato d'Europa che ci detta...
ma per noi stessi, si dovrà cambiare!
Ramazza, non forcone; si rifletta!
Son certo che minaccia può bastare...
insorgere si deve, ed è un diritto,
ma tutti poi dovran partecipare!
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L'autore
pompeo conte
Diploma "TIM e vari altri di natura professionale, ma la passione più profonda è verso le materie letterarie, che lo fanno sentire un eterno studente. Conoscenza di diverse lingue straniere, con permanenze all’estero. Ogni risultato nella vita è sempre giunto con un certo ritardo, ma va bene anche così. Pensionato, ris
Commenti (1)
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Sara Acireale31 ottobre 2014
Di storia la condanna è stata netta e io condivido con te Poeta, ma c'è ancora gente che rimpiange il duce e quegli anni orrendi. Non capisco come si possa ragionare così. Grazie per avere scritto questi versi, spero che li leggano in tanti e riflettano sulla storia recente
