Dall’amore alla morte
Salvatore Testa
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Risuona rabbioso l’urlo
della sua mente ora folle,
com’è duro l’impatto dell’onda
contro la madre roccia.
Esanime l’esile corpo
mentre sfoca lo sguardo
d’occhi sofferti
logorati dal pianto.
Protesa
verso l’ultimo appiglio
estenuante la forza
greve è il respiro.
Amore lontano
germoglio d’un tempo
lamentoso ora il giorno
d’appassito destino.
Non serve
della belva il pentire
né dopo il pianto
che misero s’eleva.
Ormai tutto è compiuto
senza pace il misfatto
che mai sgombra la mente
ove il Divin perdono è assente.
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L'autore
Salvatore Testa
Commenti (3)
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Rosita Bottigliero1 novembre 2014
Versi che lasciano emozioni... bella. la chiusa. Molto apprezzata
Giacomo Scimonelli5 novembre 2014
versi che trasmettono tutto il dolore che mai si potrà perdonare ...perché poi perdonare? ... Poesia incisiva che lascia il segno
Patrizia Cosenza8 novembre 2014
Mai perdonare in questi casi non serve Bellissima e triste



