2 Novembre
Paride Giangiacomi
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Era l’ora che volge al desio;
me ne stavo seduto su un muricciolo
per la strada che porta alla chiesa.
Dolce era la sera,
ma il giorno triste ricordavo
e il cielo attonito guardavo.
Come lampi a ciel sereno
luci magnifiche squarciavano le tenebre;
la notte sussultava a simil soni.
Prime gocce di un’acqua benedetta,
irroravano il viso mio
grondo di sudore e paura;
oh, qual era il mio destino
se non quello di non riveder
il dolce focolare, le tenere sue braccia?
“ Dio, Dio –gridavo in preda a fanciullo terrore –
fa che riveda la terra mia
e che possa riposar il sonno del giusto!”
Alfin tutto si chetava,
simile ad un sogno tutto spariva;
il buio regnava di nuovo, non v’era più luce.
“Mio Dio – pregavo – spegni la luce dagli occhi miei
Perché non possa vedere le colpe mie!”
Il giorno tarda ancora a venire,
non odo ancora il canto gioioso del gallo;
non ci sarà giorno per me?
I miei occhi sono ora spenti,
sento lontano il lamento della Morte,
sorda alle mie invocazioni di pietà.
Fermala, o Dio,
non permetterle di rubarmi la Vita,
che è ciò di cui ho più bisogno!
I suoi rantoli, la sua aria fetida,
si impadroniscono di me
e mi trascinano in un vortice di silenzio!
Or non è più;
la strada che porta alla chiesa aspetta,
aspetta e con essa il muricciolo.
E l’Uomo spera di poter rivedere il giorno,
sentire il gallo,
di resurgere dalle ceneri della patria distrutta.
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L'autore
Paride Giangiacomi
Commenti (1)
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Alberto De Matteis2 novembre 2014
Profonda, intensa ed emozionante commemorazione per il giorno dedicato ai defunti. La morte vista con l'occhio della fede è senz'altro meno dura; ed è quello che il bravo Autore trasmette in questa lirica.

