Abete dirimpettaio
Mina Cappussi
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C’è un abete silente
di fronte al mio balcone
decenni di sguardi rubati,
silenzi eloquenti
che fissano rami e coccole
nell’indefinito orizzonte
di casa.
Protende i rami
il verde guerriero,
accompagna la brezza.
Infiorescenze gialle,
verdi spicchi,
a incorniciare l’asfalto,
tra voli e nidi.
Maestoso e nobile
il ligneo saggio
racconta
di quando, bambina,
esseri lillipuziani
dormivano dietro la bilancia,
e raccontava storie
il pulviscolo atmosferico
di triangoli di luce
urlanti tra le imposte.
Accoglie vite,
il sapiente verde,
osserva, scruta
si agita a tratti
e a tratti tace.
L’abete dirimpettaio
protegge i ricordi
in una processione di formiche
sulla corteggia resinosa.
Solo un fratello,
verde più scuro,
per intrecciare aghi e rami
e parlare di bacche e di anni.
E dire che un tempo
decine di pioppi,
una striscia bianca
sul tronco,
costeggiavano la strada,
dai platani della piazza,
alla mia casa.
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