CosÌ
Così,
tra un faticoso tratto e l’altro,
si domandava poi quante altre cose
avrebbe mai potuto immaginare
da chi gli si parava innanzi,
da chi gli scivolava ai lati,
da chi si disperdeva a ciuffi di molecole
asportate dalla rugosità del niente.
Così,
passando tra la gente di quella città imbrogliata,
d’ecolalia sovraffollata,
incancrenita dalle macerie tronfie del piacere
accatastate giusto a ridosso di piatti hotel luminescenti,
si ritrovava a rattristarsi, seppur sommessamente,
perché d’attorno, fin oltre tutto il resto
era d’un ecclesiastico silenzio.
Così,
prestò specifica attenzione
a quegli aspetti che potevano finanche
risultare... meno appariscenti,
della disarticolazione fisica già in atto,
e volse ogni suo sforzo all’interpretazione intelligibile
del pensiero altrui,
dei più reconditi bisogni, quand’anche dei sogni.
Così,
dopo accurate misurazioni, a dire il vero approssimate assai,
degli assi trasversali e longitudinali,
dell’ipocondria sistemica,
dell’ipostasi ontologica,
dell’ecumenismo ascetico,
del surrogato logo antropologico,
dell’incontrovertibile opalescenza scenica...
Così, sempre così
apostatò subitamente il sopraddetto psicolabile precetto,
e ne denaturò da sé sì tante generiche pozioni,
da commerciare verbalmente in quel del mondo,
e solo in quel rione,
non senza una vigorosa ampolla
d’aeree peristaltiche combinazioni
del suo al fin sgravato ventre.
Così, e solo così
s’incamminò in solitaria, sebbene in buona compagnia,
lungo i rigagnoli striati
dell’Avenue “io sono qui per caso”
dove dimora da cent’anni almeno,
che sono tanti e niente
se ogni goccia che è rubata, s’è fissata
a contemplare il germogliar del biancospino.
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