Risacca
Giorgia Spurio
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Come catene di vapori, acque,
ricompone il corpo.
Come squame, lucertole,
riprende la corsa
su delle case le pareti disabitate.
È un soffio, bimbo che cade,
è un fischio, corvo lontano,
di rondini che rincorrono
il sole, nascosto
timido come l’aggressivo
dietro la rabbia
e di un aiuto, la richiesta
che la vergogna non pronuncia.
Come nere foglie, la notte
scaglia dopo scaglia
toglie dal ferro la propria luce.
Ruggine, nello stretto
un taglio tra le cavità,
il silenzio dei trilli
e dei telefoni.
Ginocchia flettono
lungo le rive
dove le puledre
si lavano i capelli,
lunghi grigi solstizi, azzurri supplizi,
dolci come le verdi decorazioni
d’umidi occhi di licheni.
È una lingua rossa
lungo la linea, l’orizzonte,
uno schizzo di tosse
lungo la tela il cielo,
sprazzi di buio
tra le aurore doppie,
come vetri, frantumi,
e si terranno abbracciati
ai fari, la luce,
per non perdere tutte le stelle,
risacca d’incubi
e sogni.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (3)
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Massimiliano Moresco9 novembre 2014
Bella poesia impreziosita di belle immagini che aprono la percezione. Un appunto sui troppi "come" presenti nel testo: secondo me tendono a rallentare troppo una comunque buona cadenza complessiva. Comunque mi è piaciuta.
Elle L9 novembre 2014
Una tasca dentro cui conservare, placare, immergere e sommergere un riparo o un nascondiglio un ripostiglio di emozioni, paure, sensazioni che fuoriescono rivestite di immagini come flash abbagliano la notte e scavano nel silenzio cavità profonde e quella marea deglutisce amaro e dolce... tutto in gola.
Matilde Marcuzzo9 novembre 2014
fa riflettere e adagiare la mente in ciò che fu origine dell'antico mito di danae e giove... poi la canzone la dice lunga... e ben quadra l'obiettivo del messaggio dell'autrice.



