Flebile compagnia
Francesco Paolo
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Ammanto di schemi e di ritorni,
la faglia che si sperde, nel giro
delle voci carpiate intorno al
vuoto.
Singhiozzi di parole, affrettano i
saluti, rendendo il corpo vano,
dischetto e meridiana per labili
sospiri.
Nel duttile segnale, di spie a
transitare, ricerco un punto nuovo,
nel quale ridestarti;
si allentano i percorsi, e la memoria
cede, malgrado il varco eluso dal
dislocato cuore.
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