Salomè in vetrina
alias Marina Pacifici
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Lo sguardo di una ragazzina
che gioca a far la donna.
Un corpo anonimo
stuprato
nel meretricio delle logiche di profitto
dal libero mercato.
Un' anatroccola di passo
già nel mirino
che non diventerà mai cigno.
Le sembianze ancora di un'adolescente
venduta senza veli,
la tristezza sperduta di occhi azzurri
che nella giovinezza dovrebbero volare
sulle ali del sogno liberi nei cieli,
si perdono nel frastuono di specchi
e luci al neon
nel rimbombo di un ritmo assordante.
Salomè seminuda
che balla in vetrina,
esibendo un corpo anorressico
alle porte dell'inverno,
povera merce abusata alla frontiera del nulla.
Pochi euro e la dignità di una donna alla berlina:
violata,
schiava,
senza domani,
dolente immagine
mentre muove nello squallore della scena
convulsa misere mani.
Il triste spettacolo continua
in un'orgia di minuti e minuti...
Per la strada buia
osservando la vetrina
ci si sofferma attonite ed indignate...
Si resta umiliate
in uno sconcerto senza parole.
Il ritmo infernale prosegue
il corpo seminudo in movenze sempre più lascive e provocanti...
Non un ritmo da discoteca,
ma questa sera nell'aria risuona un requiem...
Quello per l'emancipazione della donna
e un'assiderata primavera di libertà, consapevolezza e diritti
caduta ormai nell'oblìo.
©
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