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Patrizia Ensoli
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Tre parole, ho sceso dalla bocca
al cuore
Senza suono o lacrima
sotto ai passi dell'ascolto
Dove ancora culla
il lieto scampanar di risa
Sette lacrime
come gli anni
ho inghiottito
nel cupo oscurarsi del destino
ma mai, il maligno nero
ha adombrato il cuore
la ragione
nelle poche cose vere: amate
Un ti voglio bene esistenziale
ricchezza che vale il tempo
lieta accettazione delle poche cose
che poi son tutto
Senza lauri o applausi
stringo fra le mani quel riso fuggitivo
e ringrazio in dolce lode
la rimembranza quieta e viva
che mi concede il pianto.
©
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Commenti (1)
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Enrico Baiocchi30 novembre 2014
Una lirica particolare, senza i fronzoli e le illusioni di un canto d'amore, ma non per questo meno dolce, un concentrato di poche emozioni che hanno segnato il tempo, che hanno lasciato il segno, pur senza esplodere, che l'autrice raccoglie e tiene strette, quasi nascoste, perché soltanto sue, eventi, che per quanto tristi non sono riusciti ad spegnere l'entusiasmo e per questo sono diventate gioie, rare ma preziose. Secondo me un'autentica interpretazione del tema.

