La sofferenza mi plasmò
massimo turbi
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le rive calde del fiume
inebriano gl'incantesimi
risollevando dallo spirito
la pubertà svanita
nei giorni dei lutti incombenti
la vita passò come un treno a vapore
tracimando con rabbia
tutta la follia radicata
negli sguardi ancora innocenti
la sofferenza mi plasmò
come a sua immagine
divenendo fervida rugiada
ai tuoi piedi baciati dai mie capelli
e fuggimmo a briglie sciolte
verso l'etereo svanimento dei sensi
perdendo il contatto con la realtà
mettendoci in gioco
nel gridare gli orgasmi perduti in gioventù
assaporando ogni centimetro
del mio sesso sfregando
contro il pube innamorato del mio corpo
non fingendo mai con me
urlammo contro la palida luna
sfiniti come non mai
nel raggiungere insieme gli amplessi di psiche
gustandoci con bramosia ferivate
la capacità di amoreggiare
con infinita naturalezza
prostrandoci all'amore nostra regina dell'anima
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massimo turbi
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