Fine d'un abuso
Salvo Scamporrino
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Una bambola,
le braccia staccate
dall’esile corpo,
distesa sul selciato,
a faccia in giù’.
Non c’è traccia
di lamento
o gemito di dolore:
solo quel corpo,
immobile,
che chiede calore
o qualcosa di palpabile,
come una carezza
d’amore.
Magari
una coperta a fiori,
per coprirsi il cuore
senza più vita,
senza più tormento.
Di bambola
il suo viso triste,
come l’inverno gelato,
gli occhi fissi
in un punto oltre,
al di là del cielo,
le gote sbiancate
dal tremore
degli ultimi istanti,
il singulto
e il respiro va via,
così la vita
si spegne nel nulla
e là, sdraiata,
resta una bambola,
violentata.
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L'autore
Salvo Scamporrino
Nato in terra di Sicilia nel 1960, scrivo solo per passione e per comunicare ciò che sento o percepisco. Ogni idea o sentimento che viene esternato in qualsiasi forma va sempre accettato per quello che è. Criticare e giudicare è soltanto un punto di vista. Con questo spirito bisogna leggere e SCRIVERE.
Commenti (1)
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Marco Morandi17 dicembre 2014
Una descrizione accurata del dolore che prova questa donna. Mi dispiace soltanto che non c'è buon fine. Tutto rimane come è, senza speranza. Complimenti bella poesia

