Senza dolore

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Efficace la metafora della vita raffigurata come un vecchio cilindro, dove non c'è più spazio per trucchi, ma dove dovrebbe esserci ancora posto per magie, come quelle favole che l'orecchio reclama al mare, che possano ancora distruggere l'indifferenza che regna sovrana, e lasciare impronte pure sul manto nevoso dei sogni. Un bel passeggiare nel tempo.
Il passaggio alla vita ultraterrena dipinto come l'unico sollievo per lo spirito. Un atavico sentire che rimanda alla poetica di grandi autori della letteratura italiana. Non a caso, Leopardi, già nei primi anni dell'ottocento parlava della "natura matrigna" e scriveva: «Questo io conosco e sento, / Che degli eterni giri, Che dell'esser mio frale, / Qualche bene o contento. Avrà fors'altri; a me la vita è male». Un sentire la vita profondamente pessimista ed è proprio nello spirito dell'omaggio a tale poeta che voglio leggere l'opera sopra riportata che, a mio avviso, nonostante qualche problema di ritmo che viene mal cadenzato dalle cesure, risponde bene allo scopo esplicitato (anche se questo è forse lontano dall'intento dell'autrice).


