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Famiglia 1 dicembre 2014 · lettura 1 min · 2642 letture

Quando il mio Ulisse tornò dall’ultima sua guerra

Nadia Mazzocco 354 poesie pubblicate
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Nemmeno il cane ti riconosce più ti abbaia contro quando torni a casa Ti guardo e mi sale in gola la voglia di urlare Dove Sei Amore Mio Stringo i pugni mi mordo brutalmente le labbra ingoio il mio respiro e vado fuori ad urlare E tu che stai morendo nel delirio di una rabbia che ti lacera dentro Tu ancora lotti per una vita a metà ma sempre vita Ed io non smisi mai nemmeno un giorno di tessere per noi la tela della speranza
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"Ma ella a lungo sedette, muta, l’animo pieno d’immoto stupore; ora nel viso guardandolo lo ravvisava ed or gli pareva un estraneo" Poesia Anno 2007- Poesia dedicata a mio marito e a chi come lui che non si è mai arreso fino alla fine ad un male che lacera e consuma.

L'autore
Nadia Mazzocco

La diffusione della poesia per me è importante ,anche se sono solo una piccola goccia in un mare di Poeti che contribuiscono a dare vitalità nuova alla Poesia.

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Commenti (15)

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Umberto De Vita1 dicembre 2014

Una bella poesia struggente. Sembra che l'autrice abbia vissuto questi momenti drammatici della lontananza del suo amore. Poesia particolarmente commovente che colpisce il lettore. Infiocco

Enrico Baiocchi1 dicembre 2014

E sono tele che spesso, purtroppo, rimangono sfilacciate, senza un orlo di rifinitura, ma nella cui trama si raccolgono le tante lacrime ed i pochi sorrisi, fino a comporre il ritratto della persona amata, e restano come sindone, amara consolazione di un amore perduto. Versi che ho profondamente condiviso, (particolarmente vero: "ingoio il mio respiro e vado fuori ad urlare") perchè, come dice l'autrice, solo chi ha vissuto sulla propria pelle simili tragedie può comprenderne a fondo il significato. Splendida nell'infinita tristezza.

zani carlo1 dicembre 2014

Quando la speranza si fonde all'idea di non riconoscere più l'amore... tutto diventa confuso... si crea attorno una bolla che racchiude il proprio Io in attimi di smarrimento e sconforto... nonostante resti forte quella volontà intrinseca di credere ancora alla voglia di tessere, appunto, quella tela... troppe volte riposta in un luogo solo proprio... che nessun altro potrà vedere...

Sara Acireale1 dicembre 2014

Commovente e vera, questa lirica struggente mi ha commosso fino alle lacrime. Lottare con un male incurabile, non riconoscere più il proprio amore deve essere qualcosa di terribile che, quasi, non ti fa più respirare. Sembra che la Poetessa sia passata per questa dolorosa prova, molto è il pathos che leggo in questi versi.

Ventola raffaele1 dicembre 2014

Versi meravigliosi che toccano l'anima commuovendo il lettore, anche se tristi li trovo pieni d'amore e voglia di lottare. Apprezzatissima complimenti.

Francesco Scolaro1 dicembre 2014

Versi struggenti che si palesano con tutta la drammaticità che la storia contiene e che rende appieno la lotta alla malattia ed il dolore di chi soffre ed anche di chi sta accanto ed avverte con lucidità e consapevolezza l'ineluttabile destino.

Lirica triste e forte, affronta con parole decise la sofferenza nella malattia, la tragedia di chi vuol fare e, purtroppo, non può e non riesce più a tessere con fibre forti, l'ultima tela per tenere in vita... la sua vita. Complimenti alla poetessa per questo spaccato di solidarietà familiare. Che dire? Bellissima, anzi, di più.

Berta Biagini1 dicembre 2014

La parola arrendersi non dovrebbe mai prendere posto nella nostra vita – fino all’ultimo la speranza deve respirare. Un aiuto vive sempre dietro alle nostre spalle.

carla composto1 dicembre 2014

comprendo la brava autrice che con questa bella metafora e con questi versi intensi e forti ha ben rappresentato il dolore sordo di chi vede soffrire chi ama profondamente... un inchino a questa lirica commovente e sentita

Francesco Rossi1 dicembre 2014

La nota esplica il contenuto che appare grandioso per intensità e con note poetiche vive e reali al lettore si presenta.

C
Carlo Barretta2 dicembre 2014

Quanta forza e quanto amore trasuda da questa poesia. Una lirica intensa, scritta probabilmente per partore il dolore, la sofferenza, e per ultima l'impotenza accumulata. Una poesia che coinvolge e fa riflettere sui veri valori della vita.

Alberto De Matteis4 dicembre 2014

Parole struggenti, versi emozionanti, resi ancora più incisivi e crudi dalla nota della brava Autrice. Sono tragedie familiari, quanto magistralmente descritto nella poesia, che a lungo andare possono minare anche le fibre più forti.

Antonio Biancolillo17 dicembre 2014

Straordinariamente emozionante la poetica chiusa... quella speranza a cui ci si aggrappa... fino all'inverosimile... fino a quando ce ne sia la forza... nonostante il tutto... Il doppio coraggio... la doppia consapevolezza di camminare e respirare i passi di ogni momento d'amore a disposizione... tra ogni segreta cicatrice... Molto apprezzata...

Cinzia Gargiulo20 dicembre 2014

Ho vissuto tre volte questo dramma nella mia famiglia da conoscerlo troppo bene. So quanto non si voglia mai smettere di tessere quella tela di speranza di cui si ha bisogno per poter continuare ad affiancare chi amiamo che vediamo lottare in prima persona mentre impotenti assistiamo al suo consumarsi sotto i nostri occhi... A volte resta solo la speranza di un miracolo che non sempre avviene. Lirica di forte impatto, che tocca le corde del cuore di ogni lettore e che fa sanguinare quelle di chi ha vissuto simili momenti. Molto apprezzata.

Salvatore Masullo27 dicembre 2014

Lirica straordinaria, parole incisive e versi molto profondi. Un susseguirsi di emozioni e sofferenze mai scevre da speranza, un vissuto di esperienze sofferte, così straordinariamente riportate nelle righe di questi versi struggenti ed emozionanti. "Tu che ancora lotti per una vita a metà ma sempre vita": quanto è potente e significativo il senso di questi versi, una vita desiderata anche se si realizzerà in parte. Una vita comunque cercata e anelata, perché sarà comunque un vivere anche se in parte... Complimenti!