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Impressioni 3 dicembre 2014 · lettura 4 min · 1010 letture

Ode a una Notte di Dicembre

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Era una sera pallida d’autùn orribile. Splendevano le brume, e d’in su’ tetti lagnavansi le nòttole giacenti in fregola, e di Luna all’implume stral, e a’ sospetti notturno urlava ‘l cielo, e ‘l suol gemeva, e nel serale velo degli Elementi ‘l grido ne fremeva, e si torceva; e qui i’ ascoltando ‘l lugubre canto di quest’Ecate, immensamente in core piucché paüra n’aveva tra le lagrime un miserabile senso d’arcan dolore, e la Natura or terribile m’era, e bruta e arcigna, e mi parve foriera d’una Furia che andava in su’una vigna, cadea la pigna. Fuor veggendo le tenebre e fauci formide del nembo e della sera i’ ne tremava com’impaurito pargolo dal passo debile, e i’ sciogliea una preghiera all’aura cava, e n’udìa l’ansia pioggia, e ‘l fero vento, e in su’un’arida roggia quest’acqua omai n’andava, e ‘l scorrimento suo era spavento! N’avea all’ischiena i brividi, i folli tremiti, un senso indefinito - melanconia - un bacio d’inquietudine, un duol dell’anima, e al Cielo e all’Infinito la voce mia strillava or forse muta, or forse in ira, ed era omai perduta - colei che ancor soffrente or si sospira - in cupa spira; e pur giacendo esanime, esangue e fervido in questo smarrimento i’ amava ‘l pianto che mi scendea spasmodico - tosse di tisico - e un cheto Sentimento nel petto affranto in gaudio e in pace e in requie i’ contemplava, sensazione d’esequie, e la civetta oscura si lagnava, e un bosco orbava. Sentiva i’ ‘l core stringersi nel petto timido, e mi pungea l’inquieto attimo in Notte, tra gl’immobili palpiti e in sulle costole, presso ‘l misero greto - notturne motte - e un dolor n’era intenso, l’alma smarrita, e pel nugolo denso la Natura giacea oramai assopita, qual la mia Vita; e pensai: forse ‘l lugubre Destino e ‘l tumulo, ora mi spinge a Morte, e ‘l reo pensiero mi raggelava l’anima, e tacque ‘l spirito... vedea compir la Sorte, un menzognero confin tra sonno e spene, tra ‘l vespro e l’alba, e tremavanmi le vene, e d’in sul finestrel la brina scialba scorgeva e falba. Mancar udiva l’alito, crollare ‘l vivere, e questa dicembrina Notte d’orrore sentìa d’intorno fremere in crudo gemito, ed era ‘la meschina, tetro terrore, e disumanamente or s’inoltrava, e all’orizzonte spente quest’aure cupe stavan, e gridava e nevicava. Allor s’ergeva un murmure, un fero fremito, nel bosco urlava ‘l lupo all’orno bieco, e questo reo piagnucolo lambiva i nugoli, e ‘l ruscello e ‘l dirupo, e ‘l pioppo cieco e intanto si scendeva la fredda neve, e ‘l fiocco si spremeva, e la terra sen stava e bianca e lieve, e poscia greve. Oh Notte torva e orribile, fauce spasmodica, oh Notte rea e ansimante a te qui canto, e ancor mi sorgon incubi che a frotte vengono nell’orbo guardinfante del denso pianto; e appen morto ‘l novembre si schiude ‘l verno, e s’appressa dicembre, or solenne e festoso, e ascoso ischerno d’un Fato eterno... E mi domando, o tenebra, se fia possibile perduto pur l’onore - e spiccò l’ale l’Amor, la Vita giovine - un mar di cenere sorridere nell’ore d’esto Natale. Ma so che la canzone m’è stral di rovo: i’ penso che illusione or ne fora perfino l’anno novo, e mi commòvo. Eternamente illuso! Ma prego Iddio e sempre guardo in suso!
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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