Fulgido dolore
Stefano Calemme
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Stanco di essere
oggetto di una vita
impossibile, chiudo
gli occhi.
Sfortunatamente sono
ancora vivo. Nella mia
mente un muro blocca
le porte del mio aldilà.
Nel mio sangue si ascolta
il battito del motore
che piano, con delicatezza, rallenta.
Ed ecco nel mio corpo
un’esplosione invisibile
che lo scuote, lo illumina
di immense e variopinte tinte.
Come un castello di sabbia
abbattuto da un ingenuo
bambino, il muro crolla
distrutto da un’ingenua vita
che in me non è riuscita
a trovare la sua giusta posizione.
Mi addentro nel Nuovo Mondo.
Attraverso il cancello e come un fulmine
nel cielo un fulgido dolore, lungo
l’eternità di un secondo percorre
il mio essere.
Sorrido.
Chiudo gli occhi nuovamente.
Ma questa volta dormo infinitamente
sognando la mia vita
che tanto è stata folle,
che tanto è stata ingenua.
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Stefano Calemme
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