Il mattino è ancora buio
Giorgia Spurio
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Vergine di un soffio che il buio
ridona, dopo la rugiada, al bosco delle case,
ai viandanti padri, ai musicisti,
sulla strada, tra i cappelli rotti
e le monete.
Ragnatele fanno d’abito,
rompicapo principesco di notti
nere e bianche, rosse come il succo
che del melo l’inverno segreto
tiene, al pugno stretto.
Di un pallore che i bimbi
all’incanto sgrovigliano i crini
ai ronzini trasparenti delle stelle aguzze,
sono pugnali e acciaio sul cielo,
e non si muovono, e non dormono.
Statue sono i lampioni, di luci e fasci,
di marmo e di ferro e ruggine,
di corpi sgretolati,
di civette che portano di altri colori gli avventi,
pregne come gli incubi di nitriti.
Vergine, di un viola che avvolge
la campanella alla mano, non suona,
diafana e muta, di una figlia sorda
che il solstizio ha a lei ricamato di neve
fiori e pizzo, un abito di cenere.
E i musicisti, tra i cappelli rotti e le monete,
sulle strade, l’ascoltano,
alla luna blu, si nascondono,
padri viandanti dell’incomprensioni,
e come le foglie, dalla terra, fuggono.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (1)
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Umberto De Vita7 dicembre 2014
Poesia ricca di metafore bella e seducente. Apprezzata molto per forma e contenuto. Segnalo

