L’insostenibile leggerezza agli eventi
Scruto l’orizzonte
con occhi serrati
ed osservo edifici blindati
circondati da muri perimetrali.
Un futuro isolato
di una società distante
incurante della voce del vento,
dei rumori esterni.
Venti s’avvitano
nell’abbraccio con trasporto,
nubi sempre più dense
incrementano
piogge sempre più violente.
Acqua alimenti impetuosa
torrenti, fiumi e laghi
per estenderli fino al mare.
Il tremore sotto il suolo
scuote e sobbalza,
apre al terrore la danza
e come lancia al cielo eleva
l’acqua incandescente.
La montagna
innalza quel suo nero cappello,
il cielo oscura e surriscalda.
Nebbia infuocata
dilaghi fulminea
col seguito di vomito incandescente
che tutto copre
e trasforma in inferno la terra.
L’asse
trottola ondeggiante
ricerca il giusto equilibrio.
Correnti d’aria calde
risalgono dall’Equatore
e richiamano
aria rigida Artica,
mitigazione del globo.
Dall’Artico all’Antartide
il vento regna nel silenzio,
al sorgere del sole
il cielo
estende luce accecante,
lungo la spianata di ghiaccio
lo scricchiolio apre la strada
al boato assordante
della frantumazione.
Colonie di uccelli
s'alzano in volo,
oh! esuli stormi,
mammiferi atterriti
nell’attimo immobili
irrompono nella corsa
verso l'oscura meta
zigzagano tra le fratture
sulla pianura di ghiaccio
rimangono
prigionieri di isole,
o! esuli branchi.
Nuvole fredde
nell’azzurro mare
galleggiano
la paura circonda e,
la corrente marina
trasporta per chilometri
alla deriva
verso l'intenso regno caldo
del Sole.
Ora
il calore scioglie,
alimenta onde maestose
che solcano il mare
come fa l’aratro alla terra
infrangendo le coste.
Domani, solo domani,
l'orologio del mondo
segna le sei
l’equilibrio porta quiete.
Sulla sommità di nuovi monti
superstiti,
scrutano l'orizzonte
con occhi serrati,
meravigliati ammirano stupefatti
un confine ridefinito,
dove
svetta a nuova vita
l’arcipelago ricostituito.
©
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