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Introspezione 20 dicembre 2014 · lettura 2 min · 1979 letture

Pesaro nell’anima

A
Antonio Terracciano 1000 poesie pubblicate
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Io vorrei rivederti, mia metà di un’anima formata con alterni esempi avuti e stimoli sentiti, che non è mai compatta, ma smembrata. Tu, vicecapitale di un Ducato quasi da fiaba, hai guardato al mare come a un gran lago che ti separava da Venezia, dall’Austria, da Dalmazia, ed hai cercato un po’ di ricreare, con musica, con spiaggia, col lavoro, quell’atmosfera alquanto più gloriosa che da lontano ben ti circondava. Godesti, mamma, della tua città solo per quindici anni, e la sognavi forse un po’ più splendente (ciò succede) di quanto fosse poi nella realtà; e ricordavi alcuni personaggi (il musicista, il pazzo, od il poeta) che accompagnato avevano il passaggio alla tua età di schiva adolescenza. Se sei tornata lì, chi mai lo sa, se ora ti trovi a Pesaro da morta, se l’anima raggiunge ciò che brama dopo una vita quasi da esiliata? (L’anima di mio padre è qui vicino: basta fare due passi per vedere dove un tempo viveva da ragazzo e restano sbiadite parentele.) Vagherà la mia anima, se esiste, dopo la morte fra le sue due patrie, non trovando né pace né riposo, e suscitando fievoli ricordi.
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Di padre napoletano (della provincia) e di madre pesarese...

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L'autore
Antonio Terracciano

Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'

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Commenti (2)

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sergio garbellini20 dicembre 2014

Una lirica veramente toccante con dei passaggi poetici di assoluta bravura, un componimento di non facile realizzazione dati i mille particolari descritti con deliziosa armonia letterale. La penna del cuore ha ispirato il poeta che ha fatto vibrare le corde dei ricordi personali in un poemetto ricco di sensazioni e di emozioni personali, complimenti vivissimi.

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luca muzzioli22 dicembre 2014

Ogni esilio, anche volontario, rende magico quel che si è lasciato indietro. Impossibile non ripensare ai versi immortali del Foscolo dinanzi alla lirica struggente di un figlio alla ricerca delle orme della madre morta. Pennellate dolci e intense per un quadro vivo di ricordi. E anche una sottile vena di rimpianto impreziosisce questo bellissimo componimento, che terrò tra i miei preferiti. Complimenti.