Una serenata all'avvenire
Antonio Interlandi
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Incominciavi in una fredda mattinata
con un calendario di finestrelle
imposte da aprire una ad una
arcobaleno riflesso sul piccolo giaciglio,
scrigno di dolci sapori
a celebrar ogni santo giorno.
Proseguivi in un tempo di processioni,
ritmate da cantilene e cornamuse,
un tempo di buoi e di asinelli
e di re magi adoratori di bambinelli.
Ci scaldavi il cuore
con i fuochi nel cielo
e con quelli nelle strade,
in un rito di rinnovamento
a cancellare gli errori del passato
e a ricominciar da capo.
Ci illudevi di un tempo senza morte,
senza odio,
senza scuola,
senza pensieri,
drogati dai regali,
dai fumi delle messe incensate,
dai loro riverberi viola
e dalla nascita redentrice.
E si stava con il naso all’in su
in cerca di un candido fiocco,
di una scia luccicante
o di una slitta addobbata.
L’attesa ci nutriva e ci cullava
e poi ci accomunava tutti
anche i più distanti,
al caldo di un braciere.
E le mani profumate di mandarini
si tuffavano in un sacchetto
ad inseguir novanta numeri di magia
a cui si davan nomi di fantasia.
Era dicembre
e non era un mese come gli altri,
ma una corteggiamento senza fine,
una serenata all’avvenire,
una lusinga che non cercava sollecite risposte,
ma che chiedeva solo di trattenere il momento.
©
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L'autore
Antonio Interlandi
Sono un 48 enne di Siracusa con l'ovvia passione della scrittura. Per me la poesia significa tradurre in parole e ritmo le sensazioni del momento per scaldare il cuore di chi ascolta. Il mio lavoro c'entra poco con l'arte (sono un ufficiale dell'A.M.), ma, quando posso, mi ritaglio un po' di tempo, chiudo gli occhi e s
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