I giganti al tè nel deserto
Giorgia Spurio
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Fuoco.
Trema il sogno, il cane
abbaia, terra e... cade la teiera.
Acqua.
Onde su abissi e grattacieli, oceani
aprono le mani, vetri e... nuota la tegola.
Aria.
Vento, non è che mascherato l’inverno,
e sguinzaglia dal collare di ghiaccio, il cerbero,
tre teste... per annusarti meglio.
Ulula.
Luna, non è bianca, non è gialla, blu
come il mare capovolto nella clessidra, il tempo,
non è sabbia, ma formiche, ma umani.
Starnazza.
Oca e Ombra dei robot, nera come le piume dell’autunno,
non è rosso, non è oro, foglie di carbone,
apre dal mondo della battaglia l’ali.
Piange.
Donna, come fantasma la sposa, al bivio
dove bosco fitto perde le tracce dei cacciatori,
dove al molo scompare il faro, e s’aprono le mani.
Velo.
Del viola che colora le guance, della corda
si strinse alla schiena del lago, si tuffò
dove piede non tocca al fiume la gola.
Bianco.
E all’invito del deserto, attorno al tè,
si incontrarono, giganti, annuirono,
sorsero, assaporarono, insorsero.
Arancio.
E alla pretesa della neve, nebbia
alle paludi regalarono, e si sciolse
quando cerbero in letargo si dimenticò.
Rosso.
E la neve, tra ghirlande e crisantemi,
lasciò, come brina il pianto della madre,
all’altare delle piume,
due cuori,
la sposa e il cacciatore.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (1)
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Francesco Rossi22 dicembre 2014
Originale il poetare che in un arcobaleno vivo di colori traccia le varie essenze.

