Musa da eleggere (it's no good)
Hai posto gli occhi, quarzo mirtillo, su guance ruvide
e sull'agrifoglio della mia timidezza.
E spine li hanno respinti,
come tramontana che schiude le porte di un inverno malato.
Dentro un caffè - l'unico nostro -
la nebbia ha avvolto la sciarpa colorata dei tuoi capelli di favola osca.
Chiedi e richiedi, implacabile;
vuoi sapere - udire forte -
i motivi delle mie parole ripiegate sui sorrisi falsi d'altri,
serpi su sassi e fughe di muri.
Suvvia - lo sai bene -
la timidezza si frange su scogli bui,
a volte su sabbia fine, che ride, ma per nasconderne segreti,
coperti dal muschio della riservatezza.
E mentre gridi le tue foto, nude e scure,
- meraviglia e curve d'olio ebano -
io mi raccolgo, conchiglia nell'eco di pentimenti.
Ma non occorre,
sei musa da eleggere - ti dico -
ed io sento profondità e pensieri scrivere in me
pur tra pieghe di semplici paure.
Non dirmi che sono speciale
- non ripeterlo ancora - perché ciò non è buono
e noi abbiamo tutto il tempo - e le pagine - del mondo.
©
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