Sette ottave lontano da me
Starai bene, ora,
lontana dalla mia bocca,
fiele su zucchero.
Un canto oltre sette ottave,
cicala su casali d'arenaria,
al sole tiepido delle risorgive.
Ed io,
nudo come un mantello di cartone,
spento come una chiesa sconsacrata,
ansia di noia nel tuo tramonto carsico.
Il nostro vino,
barricato tra i disinganni,
si farà aceto di mora.
Ed anche i tralci di vite,
tra solchi d'argilla assetati,
mi volteranno domani le spalle.
©
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