Emicrania
Patrizia Ensoli
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Poiché racconto
l’imprudente lavorio di un tarlo
liberando l’incubo senza morte
di una verità che spesso tace
e l’umore, allo sterno che mi blocca.
Chiedo:
quale oblio conserverà il ricordo
nell’assenza prolungata di una gratitudine,
lo sforzo sincero
in un conato d’intelletto
mentre mi libero e m’allontano dalla folla?
Certo, attorno all’occhio
spinge di continuo una congiuntivite chiara
senza escissione
dato che: estesa ad una cefalea invisibile
risoluta a non commuoversi
trova asilo e non saluta, l’ombra oscura di una aureola.
©
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Commenti (2)
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Umberto De Vita29 dicembre 2014
Beh, il tarlo dell'emicrania è terribile, ne so qualche cosa. Scrivere una poesia su questo argomento non è facile. Quindi, ritengo l'autrice un'ottima poetessa per l'originalità della sua opera.
Rosita Bottigliero29 dicembre 2014
L'emicrania ottima metafora per sottolineare il tarlo che ognuno sa di avere per opportune cose... Ben stilata e originale.


