Il rimprovero
I Veneti, si sa, come i Toscani
(ognuno - ahinoi! - possiede i propri nei),
maestri sono nel recare immani
oltraggi a tutti i più recenti Dei.
Per lamentarsi un po’ della corvée
che in caserma un tenente gli imponeva,
usava un Veneziano frasi osé,
ed il divino mondo assai offendeva.
Per fede, forse, oppur per tradizione,
è bestemmia da Napoli bandita:
chi l’usa pessima ha reputazione
presso colui che l’ha da lui sentita.
Intervenne un compagno dei dintorni
di Partenope, assai scandalizzato:
"Non t’accorgi di tutto ciò che sforni? ",
disse, molto adirato ed indignato.
"Sangue della marina, " (ma non fu
"marina" la parola da lui usata...)
"la vuoi finire, o no? Presto laggiù
sarà l’anima tua arsa e dannata! "
(Rimproveri può fare chi davvero
di quei difetti è privo, ben sfornito,
se non vuole far nascere un sincero
momento d’umorismo assai gradito.)
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L'autore
Antonio Terracciano
Sono un ex insegnante di scuola media (di francese) , e vivo nella cittadina in cui sono nato (a quindici chilometri a nord-est di Napoli) . Da giovane scrissi un centinaio di poesie (quasi tutte adesso da buttare) in versi liberi (e qualcuna anche quasi ermetica) , ma poi, dopo un letargo poetico durato più di trent'
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