Abbiamo la pelle raggrinzita, ibrida di ghiaccio e luna
Giorgia Spurio
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Pelle, ghiaccio, luna.
Il deserto degli occhi
sulle schiene dei dromedari,
maculati come fauni
dalla pelle bianca, come da neve
maculata.
È il sapore del melo in liquore
distillato, come il caffè
nella mano, il latte sulle labbra,
l’indifferente voce che attrae.
È pena, è amore.
È il jazz che la sera,
tra le tasche delle disorientate
erbacce, si ritrovano
anime nate –dannate - dal parto
il dolore delle arpie
che dal pianto
dal bacino cantano le anche
e muovono le nebbie.
È il tragitto degli orti,
di testarde autocommiserazioni
al posto delle zucche, cranio
e falangi, febbrili astinenze,
ossessioni tra le radici delle paranoie.
È il rumore del Tevere,
fuochi e aranci di stelle filanti,
artifici di cieli e castelli dai neon
messi in piedi, lenti,
mesti.
E di te, pioggia di vento e di foschia,
sulle strade, il cemento e asfalto traditi,
la bufera e di neve l’ape regina,
quasi posso toccarti,
quasi sentirti,
brivido nelle costole,
il bacio delle allucinazioni.
Ronzio delle ali di brina,
e miele nel cristallo prigioniero,
l’occhio che si inietta dalla chioma nera
sulla nuca bianca, il capillare screziato,
solo non sei più te,
e ho condanna.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (1)
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Annamaria Gennaioli9 gennaio 2015
Leggere e trovarsi dentro un vortice, mistero che affascina e ti solleva con la forza della natura... Bella e particolare...

