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Impressioni 4 gennaio 2015 · lettura 5 min · 1308 letture

La Fanciulla del Reno

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Una fanciulla misera all’onde tremule ansia giacea del Reno a spenta sponda, e in ciel la sera cerula coprìa co’ un zefiro la gemma del suo seno, la chioma bionda. Mesta mirò l’estatiche del rivo l’àlighe, e si sedea in su’un scoglio, e all’orizzonte i guardi volse a’ nugoli che serpeggiavano intorno al bosco spoglio e a un tetro monte, e all’acque fredde e in murmure i piedi candidi scalzi posava, e in mano tenea una cetra, e la sfiorava - in attimi - di cieco spasimo, e l’eco andò lontano, e in furia all’etra. Vestìa di perle morbide, di lapislazzuli, e braccial d’ametista e di conchiglia, e i pepli si scendevano scomposti e limpidi di sotto a’ spalle, e trista polve alle ciglia, e l’onda oscura e gelida e inesorabile a lei inondava i lembi a’ gambe e al ventre, e la Luna che pallida s’ergea tra’ lividi del ciel notturno i nembi, e queta - e mentre coprìa ‘la di solletico l’arpa de’i gemiti - scorgea la pelle ignuda, e l’anca etesia, e i fianchi in folli brividi e l’inquietudine che al petto andava cruda, la Sorte cesia. Così nel vespro ‘l vergine seno e pio e giovine gemeva appen coperto d’un lembo d’acque, e gran di sabbie seriche tenea all’amabile senso d’un core aperto che mai si tacque, e quivi or svelti gli aliti del spiro in turbini andavano irrequieti siccòme ‘l mesto lagnar dell’arpa flebile - vento ineffabile - intorno a’ bei pineti e al ciel funesto; e si gonfiava l’animo di sensi orribili, ed ella in ansia Notte si lamentava e col cantar i fulmini e l’orbe grandini al rivo e a’ boschi e a’ grotte ne richiamava, e ne godea or terribile tra’i tòni e i murmuri della crudel tempesta che si fremeva a’ monti e a’ pini e a’ salici e a’ tetri frassini, e non più cupa e mesta or sorrideva. Allor la dama al tremulo zefiro funebre alle Norne inneggiava e al reo Valalla, e gli spettri da’i tumuli e l’ombre tragiche lieta resuscitava, e scialba e gialla l’arpa dorata a un fulmine ergea e alle formide posse dell’empia Stiria e pur del Reno, e in su’ lei lampeggiavano gli Elementi orridi, e d’un’alma Valchiria un vil baleno, e l’onde allor s’ergevano e seppellivano le ripe e i calli e gli orni, e le betulle, e i venti lamentavano con voci stridule di battaglieri corni e di fanciulle, e l’eco spaventàvasi nel folle turbine, falciò la Furia i funghi, e i spenti fiori, e lamentava l’etere in tristi palpiti al suo de’i Nibelunghi e in rei bagliori, e presso i campi funebri ormai i cadaveri nell’acque fûr ossami e polvi antiche, e spettri ne portavano Valchirie ignobili qual mietitor fogliami e bionde spiche; e pur la donna in fascino dell’onde al baratro più volte ne discese, e sopravvisse, ed ella stava fradicia, allegra, energica, e l’arpa e braccia tese ai cieli affisse. Cantò d’una crisalide, d’un’amadriäde che un dì n’amò un umano, un nobiluomo, e che tradita sèppesi e che inquiètavasi e ‘l cor del drudo vano mutò in atòmo, e della Vita al limite, d’un rivo al valico eterno udì or dolore e pianto infame, e sempre ‘la gemevasi poiché inspiegabile non poté aver l’Amore com’altre dame, e d’ora e innanzi e misera odiava gli uomini, ed ella fu Lurlina, donna del Fiume, e visse miserabile, e mesta e timida, ignorata e meschina in fin dal Nume; e intanto l’acqua ergèvasi, i ciel grondavano, la Notte rosseggiava d’ansie saëtte, ed ella lamentevole ancor gemèvane, e ancora ne inquietava anche le vette. Ma d’un tratto in sul rapido scoglio balzavasi, e svelta ‘l peplo sciolse, e ignuda n’era, e al suo - dinnanzi al fascino - l’acque quietàvansi, e un balzo al Reno volse e all’onda in cera, e nuotando in tra l’àlighe ne scorse i nugoli tosto placarsi, e intanto al labbro fiero men atroce lagnàvasi - anzi, più flebile - in fiore un dolce canto al vespro nero, e all’onde fresche e tremule e quete e limpide e in un bagno di Luna andò a’ fondali, e ripeteva andandoci in lieti spiriti e in mezzo a Notte bruna - placate l’ali - che vendicata omai ella fu... ella medesma la mesta Lorelei!
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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