La porta
Giorgia Spurio
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E tiro l’acqua,
e accendo il fuoco.
E vado a capo.
Il pensiero si inietta, liquido
anestesia, dall’orecchio al nervo,
la paralisi del gelo e del bruciore,
il morbo che stringe collo, gola
e il capo si china, indietro.
E soffio sulle tenebre,
e ammanetto le ombre.
E torno là, dove i mostri ridono.
Il silenzio ha il tuo profumo, solitudine
e sudore, i passi delle scarpe,
della polvere sotto i piedi,
i capelli azzurri delle televisioni.
Pesci rossi nuotano,
nella bolla del nulla,
tra la mano e il corpo, la maniglia e l’affanno,
tra l’occhio e la sparizione, l’ottone e il ferro,
tra la scomparsa e la stritolazione,
e si sgretola nell’inconsapevolezza.
E bussano, e non è nemmeno il corvo,
e bussano, e non è nemmeno l’incubo,
non osa neanche il tetro a scomodarsi,
e a stento si alzano gli scheletri
dei ricordi, del futuro e del boia.
Si corre, oltre,
si è fermi, oltre,
sempre allo stesso momento,
un tempo eterno che deride le bugie.
- E gracchia - .
E bussano.
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L'autore
Giorgia Spurio
Commenti (1)
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Elle L6 gennaio 2015
Ci sono molti passaggi in cui ciò che separa resta lì, immutato, immutabile. E c'è un altro diverso fluttuare che si accomoda dove può, dove trova la possibilità di esistere, per resistere.

