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Cronaca 8 gennaio 2015 · lettura 2 min · 7010 letture

Charlie Hebdo, 7 gennaio 2015

Giorgia Spurio 671 poesie pubblicate
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Un messaggio che rimane vuoto. Una figlia che chiama la madre. Un dio per nuove crociate, un urlo dal buio. Chi ha ragione, chi ha torto, chi ha odio, chi ha neanche la forza per piangere... cantare adagio. È una matita che si spezza, sulla punta, la mina A metà, un bacio esploso. Non hanno respirato, la paura di essere uguali, non hanno bruciato, la paura di essere diversi. Dammi il nome del tuo sangue, è rosso come il mio. E sono morta tante e tante volte, ad ogni battaglia per la luce di un paradiso venduto per pochi centesimi, a poche lire, lontano dalle sterline, pochi soldi, pochi dirham. Eppure io prego al tuo stesso dio, e prego che ti perdoni, e non sia tua figlio a colpirti dove il cuore pulsa nel silenzio fino alla follia. Sono stato poliziotto, e ho avuto fede in Allah. Sono stata vignettista, giornalista, per te - anche per te - . Sono stata madre e padre, sono stato il tacito patto e il panico, sono stato l’assassino e la vittima. Nel vuoto siamo caduti, insieme, eppure... un colpo, lo sparo, mi hai freddato il corpo, ma le matite – anche la mia -, di colori e di nere e di grigie, di rosse e di bianche pagine, continuano a scrivere.
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7 gen 2015: attentato terrorista a Parigi al settimanale satirico Charlie Hebdo, 20 feriti e 12 vittime tra cui il direttore Stephan Charbonnier, il vignettista Wolinski e Ahmed Merabet, poliziotto musulmano come chi l’ha ucciso.

L'autore
Giorgia Spurio
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Commenti (4)

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Umberto De Vita8 gennaio 2015

E' difficile commentare una poesia dedicata e che mette in risalto l'orrore. Qui il poeta ci riporta indietro ad un fatto criminoso accaduto recentissimamente.

A
Antonio Terracciano8 gennaio 2015

"Tutte le religioni sono crociate contro il senso dell'ironia", si legge a un certo punto di "La vita eterna" del filosofo Fernando Savater. Ma, col passare del tempo, quell'avversione si dilegua un po'. Nel monoteismo, forse gli Ebrei sono quelli che sanno scherzare di più con la loro stessa fede, mentre la maggior parte dei Musulmani, ultimi arrivati, si trova ora purtroppo nelle stesse condizioni dei Cristiani di sei, settecento anni fa (periodo in cui U . Eco ambientò "Il nome della rosa", con sette morti e l'incendio finale dell'abbazia, perché l'abate che la dirigeva non voleva che venisse letto l'ipotetico trattato di Aristotele sul riso) . Per un diffuso illuminismo musulmano dovranno passare ancora tre, quattrocento anni?

Francesco Rossi8 gennaio 2015

Il contenuto della composizione porta il lettore a addentrarsi in un commento sulle religioni e la loro storia millenaria; non voglio entrare nella discussione che porterebbe fuori dal contesto poetico, mi limito a eibadire che la poetessa ha verseggiato mirabilmente.

Annamaria Gennaioli9 gennaio 2015

Parole che entrano dentro arrivano fino l cuore, brava è dir poco per la stesura dei versi, dolore, mistero, ma la matita spezzata domani scriverà ancora...