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Fantasia 15 gennaio 2015 · lettura 2 min · 584 letture

Ottant'anni

Giovanni Perri 487 poesie pubblicate
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Invece sono qui in una delle tante noie d'aprile ad avvitare lampadine incollando albe al soffitto tramando coi ragni nascosti nella mano da un'ora nel corpo di un'idea da quasi un secolo il tavolo da ping pong del mio seminterrato in un angolo un mucchio di libri e giornali un gioco di polvere col dito rumori che filtrano ricordi e gli occhi gli occhi che inventano motivi Mi percepisco appena sento piovere ed è pioggia dagli alberi appena sento ridere e vengono bocche a baciarmi campane a suonarmi e sento una porta che si apre e ti vedo mio cane di razza mio antico vicolo nel cuore Avrei potuto scriverci un racconto L'uomo che avvita lampadine mentre fuori piove e la gente passeggia tra i negozi sul palmo di una mano sabato pizza e amore una mosca vegliarda nel mio compleanno e quella malattia di vivere completamente e senza te_mai completamente sbagliando i silenzi curvando le voci sulla morte di un piede o di una mano arrivando da mondi lontanissimi qui adesso a darmi una pena che inchioda ma vedo tante parole cadere ecco, le mie le tue che si accavallano perdendoci da me a te due occhi continui come quando mi guardavi e mi salivi alla fronte perché mentre mi leggi ora, vedi, mentre mi parli e mi mangi mi scendi piano al collo invece e mi lasci in uno specchio argentino come una luna imprevista: perché sei nella carta da parati; nella carta regalo sei nel mio natale ottusa inspiegabile assenza nell'aria che mi buca avrei potuto, beninteso, vivere, nascosto tra le dita come un gatto essere io la tigre o il dolore di una casa di vetro saltare da un lato all'altro del tavolo fantasticare mondi su una stella e scrivere di getto tutto un mappamondo di rancori invece sono qui solo un metro di pioggia ed un orecchio che gira in un'idea impossibile perché è dura continuarsi dopo tanto amore dura avvicinarsi da soli alla morte mio piccolo immenso fiore lampadina mio tetto scoperto
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L'autore
Giovanni Perri

Il lettore deve sapere, leggendomi (leggendo questa non-biografia dalla quale estrapolo che nasco a Napoli e ci vivo col pregio d’arricchirmene fino a smarrirla) che un po' della mia poetica (ammesso che sia tale) risponde al desiderio, non del tutto cosciente, d'allargare il mio ipotetico dolore, la mia svagata gioia

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Commenti (1)

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Barbara Golini15 gennaio 2015

lo stile, tremendamente conivolgente e originale, mai noioso o ripetitivo, la capacità di esprimere non solo attraverso il verso, ma anche le immagine emozioni e sensazioni che coivolgono il lettore. Queste le caratteristiche che ritrovo sempre nelle liriche di questo autore.