Oltre il tempo minoico e il sogno del Tibet

Così sento voci bianche provenienti
da Cnosso,
mani di ancelle intenti ai telai,
tra profumi di incenso e movimento di tempo.
Così odo il rombo di tuono del Minotauro,
ibrido peccato della lussuriosa Pasifae,
preda di un amore senza luce.
Ora ritorno dopo il viaggio antico,
la Colchide è lontana, finito il mio vagabondare,
solcando i mari del nulla e valicando voragini.
Dammi la mano amore, lascia cadere il tuo pleplo,
grande e il mio desiderio di stringerti,
perché io mai più possa perderti.
Il mio arco giace inerme preda della polvere dei ricordi,
il mio sguardo è sereno, tenero il mio sentire,
Argo la nave è dismessa legna da ardere per un braciere acceso.
La tua voce echeggia fra i monti,
nel silenzio immobile dell'aurora
mentre riprendo il cammino
sui sentieri dell'anima
che s'inerpicano su ardui pendii
sino a Gyantze.
Ti sento fra dorate righiere di sogni,
fra lunghe file di bandiere colorate
che danzano portate dal vento
nelle verdi valli che odorano di rose selvatiche.
Mai mi perderai, ti aspetterò per l'amore,
cercando il tuo volto fra il nulla,
nei meandri del mio cuore,
sulle strade dell'infinito.
©
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L'autore
Menkhare
l'amore non è solo unione di corpi...è connubio di anime. Segreto è il linguaggio dell'amore, la poesia ne rappresenta l'espressione più alta.
Commenti (2)
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Eolo17 gennaio 2015
Un testo intenso di memoria antica oltre il tempo di remora minoico e movimenti religiosi tibetani in un connubio intenso a dare splendore alla tua poesia. Complimenti veramente complimenti.
Antonella Garzonio18 gennaio 2015
Viaggio oltre il tempo che l'autore compie alla ricerca dell'amore. In evidenza la serenità,la pace acquisita dopo un lungo cammino che si realizza tramite una ricerca interiore. Complimenti, molto profonda!


