Le mani austere di mio padre
Ricordo di quelle mani
rapide carezze callose,
tremanti e austere,
erano mani di fatica dura,
segnate da cicatrici, tozze e pesanti,
narranti storie di privazioni,
di giorni di calcina e di mattoni,
di pane e companatico e niente vino.
Mani dure, poco propense al gioco.
Me le ricordo
posate sul tavolo, la sera,
stanche e sfatte,
poggiate sul legno,
quasi a riflettere sulla giornata passata,
poi sul nuovo giorno a venire.
Le ricordo così come le vedevo,
ma non le ho mai tenute nelle mie,
forse per timore, rispetto, non so
ed ora rimpiango
di non averle strette il giorno
che quelle mani, sbiancate,
erano immobili su letto di morte,
finalmente acquietate...
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Commenti (1)
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Davide Ghiorsi24 gennaio 2015
Una poesia di una forza ed allo stesso tempo di una dolcezza infinita, il poeta riesce a trasmettere al lettore una grande sensazione di amore e di rispetto nei confronti del proprio padre, un amore magari silenzioso ma che traspare in tutta la sua dolcezza nell'ultimo istante. Versi che toccano il cuore infinitamente.
