L’uomo dei sette
Cristiano De Marchi
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Seduto a quel tavolo di legno un po’ sgualcito
c’era un uomo sporco gli puzzava anche il vestito,
guardandomi negli occhi col sorriso da ubriaco
si tormentava l’animo bestemmiando contro il fato.
Sono stato nella vita sempre Avaro con il mondo
goder, me meschino, vedendo tutti andare a fondo.
Di Superbia sempre tronfio perché il più intelligente
d’altri uomini piccini non è mai importato niente.
Di sesso l’animo s’è nutrito perché unica goduria
non importava se voi altri chiamavate lei Lussuria.
La mia unica fatica era dover oziar per bene
l’ Accidia scorreva lenta anche dentro le mie vene.
La Gola ho sempre riempito per gustare ogni piacere
quanto amava la mia anima, non era obbligo ma un dovere!
Vedi bene, tu che m’ascolti, quanto sono incattivito
d’ Ira il cuore s’è colmato e di odio s’è vestito.
-Sei- i peccati che fin qui ho citato
mentre il settimo è il risultato ...
Or che il tempo è consumato e la morte ormai m’insidia
affranto e solo, guardo voi, con tristezza e tanta Invidia!
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L'autore
Cristiano De Marchi
Commenti (1)
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angelo blu30 gennaio 2015
una splendida lirica ricca di spunti di riflessione su quanto l'animo umano, a volte, sia gretto e meschino... complimenti

