A te che mi sorridi e non sai chi io sia
alias Marina Pacifici
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Non giungerà la primavera
con l'effluvio di un giorno in fiore
per chi vive all'addiaccio nell'inverno della malattia
all'ombra cupa del dolore.
Non brilla il sole
per chi ha perduto la speranza
e nel biancore irreale di una corsia
anche il conforto di fragili parole.
Ma forse, mamma,
solo per un momento
quando mi sorridi immemore
nell'azzurro del tuo sguardo
senza sapere nemmeno chi io sia
ti sarò accanto in silenzio
nella carezza di un pensiero bambino
tra la voce fragrante di nostalgia degli ulivi al vento
ed il bacio di una poesia.
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L'autore
alias Marina Pacifici
Commenti (2)
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Anna624 febbraio 2015
Dolorosamente bella e il dolore più grande, credo che sia proprio in quel non essere riconosciuti, ma la carezza sa colmare ogni vuoto o disconoscimento, quando non è intenzionale. La mano basta a quel gesto così tenero e profondo. L'ho sentita dentro...
Davide Ghiorsi4 febbraio 2015
Una poesia, questa, di una tenerezza e di una dolcezza che scuotono l'anima. L'amore comunque infinito per un genitore che più non riesce a riconoscerci è quel qualcosa che dimostra che gli uomini non sono fatti soltanto di ossa e di sangue... ma anche di un'anima; e quella dell'autrice ne è un esempio di bellezza. I miei infiniti complimenti.


