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Sociale 8 febbraio 2015 · lettura 1 min · 2430 letture

Lo stagno

Patrizia Ensoli 1223 poesie pubblicate
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Quandùnque il tempo si precetta al ritmo là, dove il verso muore tra le croci: sia chiaro il sole che s’apre tra le nubi e s’alzi il coro vano delle voci. Mammiferi striscianti nelle paludi oscure, mézze di pianto nelle aurore: vedete? [ dei rettili razzìa e nulla resta ] nell’arte di parlare e d’ascoltarsi prestando all’avversario coda e squame.
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L'autore
Patrizia Ensoli

Solo una donna, nient’altro

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Commenti (6)

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Enrico Baiocchi8 febbraio 2015

Versi che suscitano quasi una sensazione di disgusto, di sfatto, dove anche l'aurora non riconosce il sole, è come una palude in decomposizione e putrida, mentre tra l'indifferenza s'alzano invano i gridi di allarme, e dove sembra trionfare più la falsità e l'ipocrisia che l'interesse sincero per l'universo. Una lirica tanto breve quanto efficace nelle immagini.

Pagu8 febbraio 2015

Versi forti, drammatici che scuotono l'anima e fanno pensare. Una poesia breve che colpisce anche se non sempre è immediata, ma è proprio quest'ultima caratteristica a renderla affascinante e misteriosa. Da ammirare.

Giacomo Precone8 febbraio 2015

forte il primo impatto... sensazione quasi di ripugno... la rilettura invece porta alla riflessione... la voce tra le voci... il rischio della morte pur di affermare nel coro la propria voce... il non saper ascoltare... il continuare a urlare nel coro vano delle voci. (Intensa... viva... quasi scioccante)

Idalgo Visconti8 febbraio 2015

Una bella denuncia, un vomitare giustamente, quanto sia schifoso l'approfitto nello speculare sui dolori altrui, divenendo semplicemente professionisti della parola e lasciando che il dolore si perpetui fino al naturale oblio nel tempo...

Salvatore Testa8 febbraio 2015

Versi d'impatto, forti ad evidenziare un mondo irriconoscibile, dove il fumo si eleva dal marciume che cresce a dismisura. la parola, che nasconde il veleno, gente abile a districarsi nel loro habitat putrido, mietendo solo dolore. Notevole poesia.

Chiara Vacchieri10 febbraio 2015

Calunnie e infamie infanganti sono l'habitat naturale dei falsi, di coloro che davanti ti lodano e t'imbellettano il viso e da dietro te ne dicono di tutti i colori. Sono una razza pericolosa, la piú temibile, invece d'esser chiusi in una teca, si confondono tra la gente e nell'attribuire agli altri quei difetti che gli appartengono, prestano loro lingua biforcuta e squame. Brava Poetessa! Versi emblematici!