Del poetare
Paride Giangiacomi
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Destar vorrei, or più di prima
“Sommo Poeta”, per imbroccar la rima:
bianco foglio mi cattura e vince,
quando una strofa o un verso non mi convince!
Sposto versi, sottolineo frasi,
rime baciate e alfin crasi;
volo d’uccelli ho già sfruttato
ed il pensier ho vuoto e desolato!
E va bene, non è mestier mio,
seppure un fiume lo nomo “rio”,
con qualche impiccio compilo righe,
scrutando nell'Io e le sue pieghe.
Non son poeta, neanche per sogno,
ma di confrontarmi sento il bisogno;
con pacato entusiasmo, mi metto in gioco
condivido emozioni... e non mi par poco!
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L'autore
Paride Giangiacomi
Commenti (1)
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Galante Arcangelo7 aprile 2018
La poesia si verga con il cuore, ma deve essere comunque e sempre impregnata dell’animo di chiunque la scriva. Infatti, l’anima è un po’ privata da orpelli rispetto al cuore e, quindi, talvolta può sembrare che ci sia contraddizione fra versi ed emozioni. La poesia, perciò, diventa sostegno, non tanto per il poeta, quanto per il lettore che in essa troverà quello che lo rappresenta e gli trasmette. Un’alta riflessione, quella esposta dall’autore, che nel viaggio dell’interiorità capta il senso di ciò che è poesia per lui.

