Ormai
Grazia Longo
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Eppur ancor desio
mi coglie
-in fallo-
alla fine del cammino.
M’avvolge
e mi penetra,
come serpe ingorda,
nel deserto dell’oblio.
Orme sepolte,
dissolte,
dissepolte,
tra le dune infauste del possibile.
Fragranze antiche
-assenze-
accendono
le pieghe avvizzite
della pelle
di novello ardore
-essenze-
Il buio luminoso d'Eros
s’insinua, lento,
implacabile,
denso ed etereo.
E' lacerante tormento
-irriverente, immorale-
come un dio pagano
avvinghiato e, stretto,
nella fessura angusta della vita,
riarsa dalla mancanza,
umida, d’inconfessata attesa,
forse, di speranza.
Soltanto un vano struggimento
d’un forse che sarà mai.
©
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Grazia Longo
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