Lacerti
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Del succo dell'erba di kamut posso solo dire che non esiste, giacché il Kamut è solo un marchio. Ma posso dire del succo di grano duro, quale il Khorasan, proprio perché ai derivati preferisco l'originale, al collaterale il fulcro. Credo di aver inteso quale "lezione ci sia fra le righe di questi versi . Una lezione che porta a considerare che quando ciò che si scrive non è tutta farina del proprio sacco, ma è solo un insieme di stralci, non basta un punto esclamativo a sostanziare le parole. La parola stessa Kamut è un surrogato, immagino non usata a caso dall'autrice. Piaciuta e aggiungo nonostante il modo di porla che pare un rompicapo, ma anche quì, credo voluto, per cui nulla da eccepire: ciascuno ha il suo modo!!
Invogliata dal titolo, tutta originale e ancor di più, non ho capito granché ma la musicalità è indubbia e da quella mi son lasciata trasportare con perdurante sorriso di meraviglia
E' sempre arduo entrare nell'universo poetico dell'autrice anche se tutte le volte che leggo questi scritti ne rimango affascinato e attratto. Il corpo e le sostanze benefiche sono un nuovo e originale capitolo, un modo di fare poesia molto particolare. Leggere questi lavori è come ascoltare le musiche di una nota cantante islandese che ha fatto della sperimentazione il suo mondo musicale. Mi piace molto questo percorso.
ci nutre ...lo studio o il fantasioso dire della lingua intaliana. ammirata... plauso



