Gatto di Gaza
WinterWolf
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Grosso fiocco, tenero musino,
hanno trovato un gattino...
Su un muro sporco,
macchiato di rosso,
l’ultimo rimasto
dopo lo scoppio,
strillava il gatto
a più non posso.
Alle grida gli accaniti
dell’amore animale,
"picciosamente" fremono:
Povero gatto!
Cambiategli posto!
Per un micio,
una guerra che uccide,
non è il luogo giusto!
Oggi giorno
l’appello animale,
viene ignorato,
difficilmente
e qualcuno, in effetti,
lo "prende".
Lo "raccoglie"
un collezionista di felini
che vantava
esemplari bizzarri
o dolci, curiosi e carini,
aveva principalmente
gatti di casa,
cresciuti e pasciuti,
possedeva centinaia di bestie
ma quello era il suo primo
animale di guerra.
Nella teca ogni gatto
gli ripete il suo numero,
c’è chi salta,
chi balla,
chi attacca,
resta muto, soltanto,
quel gatto di Gaza.
Chi lo salva l’osserva
e ancora non lo capisce
Su quel muro pareva
un loquace felino filosofo
ma riposto in bacheca,
nutrito e pulito,
ora, zittisce.
Chi lo salva non sapeva
che quello era un gatto
semplicemente diverso:
Svelando disfatta,
cupidigia e tristezza,
"sette vite"
le aveva investite
a salvare coscienze,
in bacheca
non diceva più niente.
Chi lo salva resta al bivio
in cui si trova ancora,
dal momento
in cui comprende
che la metafora
funziona esattamente
come un gatto,
rappresentato bene
e collocato
nel luogo giusto.
Chi lo salva amava
i felini e odiava
pensare alle guerre:
Potrei, per amore
di un micio,
provare a capire
la guerra.
Oppure,
potrei provare
ad amare
i conigli.
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