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Introspezione 3 marzo 2015 · lettura 3 min · 1093 letture

I Pensieri orrendi della Decadenza

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
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Niente... e qui 'l Nulla affascina e si vive, e la Vita si mostra un sogno odiato - in mondo di menzogna - e le giulive speni ne sono chimere del Fato; e tu, Poëta, lagni e a queste rive vittima se' del viver, umiliato, e incompreso e represso, e l'affettive quieti svaniscon. Oh fossi mai nato! La Furia fulgoreggia e del Demòne la fiamma si ridesta, e scaglia al vento i cantici e le rose, e la canzone, e in perfidia si cala 'l Sentimento, e le labbra innocenti giaccion prone in un mare di sprezzo e tradimento. Di penare è 'l momento, poiché alla Primavera degli augelli lupi vi sono in sembianze d'agnelli... Lupi che danno la Vita agli armenti, aquile folli che parlan d'Amore. Ma chi crede che sia un mondo i cui stenti non còvan disinganni, né dolore?... Rapsodo n'erro, sprezzato da molti, co' un nome che si fia larva irredenta che si posa e si cangia a' tanti volti, e che al sogno si muore e giace spenta; e la Vita medesma qui m'attenta, un viver che non volli, e forse 'l cielo, le pallide ninfee e 'l formido gelo, e 'l palpito sgraziato in fondo al core. Si decadono i sensi e i Sentimenti, sono un giardino d'un tremulo fiore. Ma chi crede che sia un mondo i cui stenti non còvan disinganni, né dolore?... Niente... e qui 'l Nulla si pinge di canto, e l'uomo si trascina in tetro avello, e l'occhio si lamenta in freddo pianto, come al ramo che sorge fa l'augello. Così vincon le larve, e al fango affranto le Furie del meriggio al praticello i trucidati scagliano, e d'accanto anco 'l Sole ne infiamma un arboscello. Odio le chiome del tempo felice, i fulgidi capei di Primavera, e la Vita ne sprezzo; e maledice una parte del labbro or giunto a sera, e vivere non fora una fenìce: e poscia v'è soltanto Morte intiera. Il Sole è scialba cera; e frattanto 'l Poëta in stillicidio forse stanco di viver vuol suicidio; e de'i suoi non fia schiera a posar fiori belli in sulla bara, nè a terger dalle ciglia un'acqua amara, e la Natura fiera, lì coprirà di terre un fior d'Iddio che niuno ne comprese, 'l core mio!
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L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

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Commenti (1)

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Duilio Martino3 marzo 2015

Stile che richiama ad un glorioso poetare classico in cui la metrica assume valore assoluto. Non è difficile intuire da dieresi poste (ő... forse meglio su ë? ) e apostrofi ed elisioni (quel "...'l ... che segue monosillabo con accento forte in particolare) che l'Autore sappia, e molto bene, il fatto suo. Mi domando dove potrebbe arrivare se abband onasse (provare) questo linguanggio affascinante si ma ormai desueto e provasse a proporre i suoi corposi e molto significatvi contenuti sempre In metrica (endecasillabi) ma usando più enjambement e parole vicine al linguaggio di stada. Io dico che non avrebbe limiti. Grande lavoro e capacità indiscutibile. Un? (per quanto citato sopra) io li conto così: "nè /a /ter/ger / dal/...