853 lettori online · 359.751 poesie · 7.625 autori
La Piazza Entra Iscriviti
S Scrivere Poesie & Racconti
Pubblica
Home Poesie Amore
Amore 4 marzo 2015 · lettura 3 min · 2374 letture

La Rimembranza d'un Maggio perduto

Massimiliano Zaino 1199 poesie pubblicate
+ Segui
La dolce mi viene membranza del maggio perduto nel core, e qui nella sera e in mia stanza sovviènmi un sognare d’Amore, sovviene alla mente la riva adorna di viole e cicale, la via che percorsi giuliva, e un sogno m’assale. Così mi ricordo: i germogli dell’orzo sorgente nel fango, del storno e del merlo gli orgogli, rimembro dassenno e qui piango; e s’apre alla mente un sembiante, curato in segreto nell’alma, nel labbro ‘l suo nome l’amante ripete con calma. Andavo sereno in campagna, chiedevo al Signore una grazia, pregavo tacente di lagna coll’alma d’Amore non sazia, e in me ne sentivo la pace, la requie perduta e trafitta che in sogno soltanto si giace terribile e invitta; m’ergevo siccòme a un torneo facea ‘l cavaliere nell’arme, e accolsi nel vento ‘l trofeo d’un docile e nobile carme, accolsi ‘l Destino sfidato, l’orrendo gridare del duolo, accolsi orgoglioso ‘l mio Fato da un frutto del suolo. Pe’i boschi e i sentieri un pensiero regnava nel core risorto, un tremulo crine di nero nel biondo del cielo e d’un orto, un crine di donna beäta, di giovine stella nel giorno, un viso di seta adorata di Sole qui adorno. Sognavo: la sera ventura, la spene giurata da Iddio, miravo la quieta Natura nell’ansia dell’incubo mio. Sognavo: che stava al mio fianco, e forse nel core si giacque, che ‘l labbro un sorriso di bianco d’orgoglio si tacque. Sognavo: che disse in singulto concenti di lieve pietade, che questo l’Amore mai inulto ne fora alle allegre contrade, che ‘l braccio a me porse nel tanto, nel fresco soffiare del vento, che stavo non più quivi affranto di bel Sentimento. Sentivo la quiete d’intorno, leggero ‘l singhiozzo del core, nel pallido guardo del giorno, meriggio di flebile fiore, e andavo col cane a Nicorvo precando del Cielo ‘l volere, andavo al sentiero di torvo e ansioso dolère, e allegro mi stavo in tra’i rivi, guardando lontane le cime, tra’i monti innevati e giulivi nel maggio che venne sublime, e andai di paëse in paëse, sfidando la Sorte meschina, tra’i nembi festoso Albonese, e un’orba cascina, e vidi le querce e i carpini, i bei sanguinelli e gli ontàni, i boschi de’i pioppi e de’i pini, e i stormi vaganti lontani; e ferma sen stava nel petto la rosa bramata dal sogno, nel giovin, e docile aspetto perduto, e vergogno. Speravo incontrarla a un caffè, nel borgo che lei frequentava, speravo ma ‘l Fato dové gridare furente, e tremava; e vana la spene divenne, la Sorte furiosa vinceva, e ‘l sogno beäto s’astenne, e allor si gemeva. Dicevo alle nubi ‘l segreto, sognavo parlarle d’accanto, parole mai dette - l’inquieto - dolore che n’ebbi cotanto, e tacque per sempre ‘l mio viso. Si spense l’ardore nel gelo?... Ahi! Forse perdei ‘l Paradiso, il canto del Cielo.
♥ 0 💬 0
© Tutti i diritti riservati. L’opera è protetta dalla Legge 22 aprile 1941 n. 633 sul diritto d’autore: è vietata la riproduzione, anche parziale, senza il consenso dell’autore.
L'autore
Massimiliano Zaino

Saluti a tutti i lettori e a tutte le lettrici. Sono nato nell'agosto del 1988. Già dai primi anni di scuola ho sviluppato una vocazione per le materie umanistiche... vocazione questa che è impetuosamente esplosa nell'ultimo anno della Terza Media e nel primo anno di Ginnasio del Liceo Classico. Appassionato di Stori

Tutte le opere →

Commenti (0)

Accedi per lasciare un commento.Accedi

Ancora nessun commento. Scrivi il primo!