Odio la primavera

Semidio da quattro soldi
col suono vano
di miliardi di stelle
a brillare per niente
nude
scolate a secco
nel nero intenso
scandito da una mano
troppo arida e scarna.
Una fossa di tre piedi
per il gigante più alto
catapultato
in rosso
nel cuore di un gioco di nuvole.
La riscoperta fantastica
di un arenile deserto
forse abbandonato
o mio forse
o tuo
e le foglie secche
di un diario di strada
nelle sere confuse dei passi
a cercare
inconsapevole
ancora il verme
e vagano
con la complicità dei sensi.
Stringo fra le dita marzo
l’immaginario
e odio la primavera.
©
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